Giornata fresca

Inviato da pioniere | 6 Apr, 2008

Che dire? stupendo...

 

Free tibet... verso che cosa???

Inviato da pioniere | 22 Mar, 2008

Precisando che non conosco bene questa situazione, non faccio il "tifo", come fanno invece molti di voi, ne per il Tibet feudale ne per la Cina turbo-capitalista. Il Dalai Lama mi fa schifo e vorrei volentieri vederlo sdraiato in parte al cadavere di Bush, lui e tutti quei figli di puttana oppressori del popolo della sua gerarchia.

Il perchè di questo pensiero è semplice, basta informarsi... ci vuole poco per cadere nella banalità e per vedere nel Tibet il "popolo rivoluzionario che si ribella al cattivo". 

Leggete, leggete...

tibet-feudale.doc

Odissea per una pillola

Inviato da pioniere | 5 Feb, 2008

Una piccola storiella per meditare:

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Mettiamo che una quarantenne, tutto sommato normale, sposata, con figli, una domenica abbia un problema. Durante un rapporto (con suo marito!) il preservativo si rompe. Che fa la sventurata? Innanzitutto parla con il marito: vogliamo un terzo figlio? Si valutano pro e contro e questo richiede un po’ di tempo, soprattutto se nel frattempo gli altri bambini si sono svegliati e chiedono le usuali cure e attenzioni amorevoli riservate alla domenica mattina. Mettiamo che alla fine di una lunga giornata di tentennamenti la questione fra il marito e la moglie venga risolta con un «forse non è il caso». La sventurata mette a letto i bambini, li lascia a casa con il padre e se ne va in giro alla ricerca dell’unico mezzo che ha per intervenire: la pillola del giorno dopo. Una soluzione tutto sommato indolore: la sventurata è anche una cattolica media, sa che l’aborto significa cancellare una vita. La pillola del giorno dopo, no. Interrompe il viaggio dello spermatozoo verso l’ovulo. Niente fecondazione, niente embrioni, nessun senso di colpa, solo effetti collaterali particolarmente fastidiosi se se ne abusa. Ma la sventurata non è una diciottenne che si sballa in discoteca il sabato sera. E’ la prima volta che si trova in una situazione simile. Non usa nemmeno la pillola. Insomma dovrebbe star tranquilla.
Piove a Roma. Taxi neanche a parlarne. La donna si avvia a piedi all’ospedale più vicino, il San Giacomo. Sono le nove, il pronto soccorso ha l’aria di un porto di mare dopo una violenta mareggiata. «Di che cosa ha bisogno?», chiede a voce alta un’infermiera mentre attraversa uno stanzone dove sono sedute almeno cinque o sei persone. La poveretta si guarda intorno e si dirige verso la stanza dell’accettazione. In tono dimesso e soprattutto in grado di essere percepito a non molta distanza, spiega: «Avrei bisogno della pillola del giorno dopo…». L’infermiera consulta un elenco, poi esce dalla stanza. Torna dopo cinque minuti. «No, mi dispiace, il medico di turno stasera è obiettore di coscienza». Obiettore di coscienza? E che obietterà mai, verrebbe voglia di dire alla donna che sa perfettamente di essere con la coscienza a posto, di non urtare il mondo cattolico con la sua richiesta, e che quindi la coscienza del medico di turno non dovrebbe avere proprio nulla da ridire. La donna chiede il nome dell’obiettore. «La dottoressa Romito», risponde l’addetta. «Mi rilascia una dichiarazione scritta?», insiste la donna. «No, nessuna dichiarazione».


Ci sarebbe da andare avanti perché l’obiezione è prevista solo per la legge 194 ma la pillola del giorno dopo non ha nulla a che vedere con l’aborto. È un farmaco contraccettivo: lo si dovrebbe poter acquistare liberamente in farmacia con una prescrizione nominale e non ripetibile di un medico o di un ginecologo. La donna però sa anche che il tempo gioca contro di lei: entro le 24 ore dal rapporto le possibilità di rimanere incinta sono piuttosto basse. Dopo, invece, aumentano progressivamente in un diabolico conto alla rovescia. E allora prosegue per l’ospedale successivo: il Santo Spirito, il più vicino. Arriva intorno alle dieci e mezza. L’accettazione è chiusa: c’è un caso urgente e l’unico infermiere se ne sta occupando. La sventurata riesce a parlargli dopo una mezz’ora di attesa. «No, non è al Pronto Soccorso che deve venire, vada in ginecologia, al secondo piano». La donna sale. La porta è chiusa, citofona. Davanti, staziona un signore inquieto. L’infermiera apre la porta. «Mi dica…». La donna guarda il signore e risponde a voce bassa. L’infermiera va a verificare il da farsi. «Mi dispiace, il medico di turno è obiettore di coscienza», spiega al ritorno. La donna è sul punto di arrabbiarsi. Chiede il nome del secondo obiettore. «La faccio venire», risponde l’infermiera. Passa un quarto d’ora mentre il signore inquieto osserva con aria stralunata la quarantenne alle prese con un «incidente di percorso». Il medico di turno è una giovane dottoressa, di cognome fa Fatigante. Apre una stanzetta appartata e spiega che lei non prescrive la pillola. La donna, sempre meno paziente, chiede aiuto. «Dove posso andare? Qui vicino c’è il Fatebenefratelli, provo lì?». La dottoressa sorride: «No, lasci perdere. Le consiglierei piuttosto il San Filippo Neri, il San Giovanni o il San Camillo». Tanti saluti, e certificazioni scritte neanche a parlarne.


E’ mezzanotte quando la donna raggiunge il terzo pronto soccorso, quello del San Camillo. Pensa di essere alla fine del suo calvario. Di turno c’è il dottor Marino, piuttosto brusco: «Sono obiettore. Una certificazione scritta? Nemmeno per idea. Sono registrato alla Direzione Sanitaria». La donna potrebbe girare per tutta la notte e non trovare nulla. «Non sappiamo quanti si dichiarano obiettori perché l’obiezione sulla pillola non esiste, ma sono in tanti», spiega Serena Donati dell’Istituto Superiore di Sanità. Bisogna avere fortuna, insomma. O bisogna avere la dritta giusta. «Non avvicinarsi agli ospedali cattolici», spiega la dottoressa Donati. A Roma dei pronto soccorso aperti di notte, vuol dire scartarne più della metà. Che cosa resta? Il Sant’Andrea, ad esempio. «Lì tutti prescriviamo la pillola del giorno dopo», assicura Paola Bianchi, ginecologa dell’ospedale. Conclusione: se anche la donna riesce a strappare nel cuore della notte la prescrizione, ha poi il problema di andare alla ricerca di una farmacia. E non tutti i farmacisti sono disposti a vendere la pillola. Né la situazione è così diversa nei consultori. In base ad una ricerca condotta dai radicali romani lo scorso novembre più della metà dei consultori in città (il 56,8%) non è in grado di fornire né informazioni né la prescrizione della pillola. «A sud di Roma è ancora più difficile», commenta Serena Donati. E quindi? E quindi se una moglie sventurata e mediamente cattolica pensava di poter evitare conflitti con la Chiesa sbagliava, e anche di grosso. Se la fortuna non l’assiste, per non avere questo figlio non desiderato ha un’ultima possibilità: l’aborto e una vita di sensi di colpa.

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Conosco ragazze che mentre chiedevano la pillola del giorno dopo, sono state bersagliate da insulti e quasi costrette a ritrarsi. Pratiche di questo genere riflettono l'oppressione della chiesa sulla vita dei cittadini.

La supposizione di vita

Inviato da pioniere | 4 Feb, 2008

Cosa è vita? Cosa non è? Forse nessuno riuscirà mai a porre una soluzione a questa cosa. Per nostra natura siamo esseri limitati, limitati a vedere non più in su del nostro naso. Mi ritengo vivente, poichè sono. Scrivo, leggo, parlo, mangio e ho coscienza di me. Una persona attaccata a una macchina che non reagisce più a stimoli esterni e il cui cervello è talmente danneggiato da essere irreparabili non è vivo, non ha coscienza di se e probabilmente non sogna, non pensa. Esseri pensanti, questo è la vita, sono al centro del mio mondo, un mondo fatto da persone che sono al centro del loro mondo. Io sono vivo, ma se fossi stato ucciso a 3 anni non sarei stato vivo, non sarei stato, poichè morto e senza volontà. Questo appurato che l'anima non esista, ma l'anima non esiste altrimenti anche animali, batteri e le piante devono avere un'anima. E cmq per me l'anima non esiste, poichè se esiste essa non sussiste. Ergo siamo senz'anima, frutto di una congiunzione particolare di energie che ci porta a diventare vivi. Siamo energia, energia causata da un qualcosa che non sappiamo spiegarci, ma probabilmente questo non è dio, o se lo è questo dio non ha una volontà a meno che sia autoimposta da coloro che fan parte di questa energia (ergo dio non esiste). Il destino è segnato, ma non su carta o per voce, è segnato dall'energia che tempo col tempo evolve seguendo ferree regole non poco semplici e imprevedibili. Tutto ciò è bello, un po meno quello che uno scienziato fece con dei neonati. Li rinchiuse in stanze buie nutrendoli e non insegnando loro parlare. Il risultato? Sono tutti morti. E' forse questa vita? Non credo.

La vita è da questo istante che state passando all'indietro, quello che presumente di vivere non è vita, deve ancora avvenire. E alla fine della vita, ci sembrerà di essere appena nati, finchè una volta morti non saremo più nulla, come prima di nascere. 

Tutta questa storiella e filosofia per ribadire il concetto che molti già esprimono: il feto non è vita, è presunzione di vita.

E il papa e tutti quelli che si ripromettono di animare i feti sono solo degli ipocriti, che calpestano la liberta di decidere del loro corpo alle donne e si preoccupano di salvare vite non vite mentre in africa migliaia di bambini muoiono perchè i missionari non distribuiscono la vera medicina per salvare l'africa: la prevenzione. E non vadano a dire agli africani di fare astinenza, poichè questi manco sanno cosa è la monogamia e da usanze masochiste come l'astinenza se ne guardano bene. 

Sarà così finchè sarò

Inviato da pioniere | 1 Feb, 2008
L'altro ieri il caro Ratzinger ha detto una cosa a cui ritengo che io debba rispondere. La frase incriminata è questa:
“La lontananza di Dio equivale allora alla lontananza da se stessi. […] Un uomo che è lontano da Dio è anche lontano da sé, alienato da se stesso, e può ritrovare se stesso solo incontrandosi con Dio”.

Fatto sta che ormai sono più di 3 anni che nessun dio esiste nella mia mente. Non ho più un giudice supremo che mi guarda dall'alto e sono conscio che nessun "angelo custode" verrà a salvarmi se mi lancio da un grattacielo. Tutto ciò è bellissimo, credo più in me stesso e meno in gente che si prodiga alla fede. Ho visto che chi si prodiga alla fede lo fa per i suoi interessi assumendo per corretto quello che fà.

Se il concetto di lontananza non ha limiti, allora io sono lontano infinito da qualsiasi dio e devo dirvi che si sta meglio. Sono conscio dei miei limiti come essere pensante e morente. Dopo la morte nulla, pensandola così si riesce a apprezzare la vita. Nessun paradiso, nessun inferno, solo il nulla. E a tutti quelli che credono che un uomo con la barba impotente dinnanzi alle crudeltà della terra dico solo che è più probabile che esistano gli alieni a dio.

Il papa come al solito, farebbe meglio a starsene zitto, se non sa di quello che sta parlando. 

 

Qualcuno a favore c'è... ma molti contro, ma fanno ridere!

Inviato da pioniere | 20 Gen, 2008

Un bellissimo discorso di Stefano Rodotà a “Ballarò”.

 

Mentre qui qualcosa di spassoso: padre Livio di Radio Maria già noto per cazzate varie.

 

 
 
Qui il testo:

 

“Non escludo, come dicono alcuni giornali, che ci siano gruppi satanici tra questi studenti… come gruppi di atei che hanno come slogan 'Odio la Chiesa', 'Ammazziamo Cristo' o cose di questo genere, sono questi gruppuscoli al limite del satanismo… tra l’altro. Ecco comunque cari amici, non facciamoci illusioni. Satana è dappertutto, anche nelle università, non mi meraviglia che ci siano dei professori cornuti, con tanto di tridente e coda perciò non facciamoci troppe illusioni cari amici. Perché sotto sotto state tranquilli che sotto, sotto c’è sempre l’odio contro dio, l’odio contro Cristo, l’odio contro la chiesa. Dietro questi personaggi c’è sempre il maligno. State tranquilli che è così, non mi posso sbagliare su certe cose… perché non si spiega… se tu vai lì e li spruzzi di acqua santa esce fuori il fuoco, fumano… se gli spruzzi di acqua santa fumano, come avviene negli esorcismi più tremendi.”

  Incredibile!