Riparliamone!
Inviato da pioniere | 30 Gen, 2008Segnalo una bellissima gag della miticissima Paola Cortellesi.
Il video non ti è piaciuto? Riparliamone!
i miei pensieri, senza padroni, senza chiesa e senza fasci
Segnalo una bellissima gag della miticissima Paola Cortellesi.
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Sentir parlare di una cosa non è mai come vederla. Oggi su comedonchisciotte sono comparse delle foto che mi hanno a dir poco fatto incazzare. Le foto ritraggono soldati americani in procinto di stuprare delle donne imprigionate. Tali immagini hanno un contenuto forte e consiglio a tutti la visione per redersi conto di cosa vuol dire GUERRA.
Ora, vorrei chiedervi? Chi sono gli animali? I resistenti iracheni che si fanno esplodere per un ideale di libertà oppure i soldati americani che stuprano, uccidono, razziano i civili afghani e iracheni?
Abbiate il coraggio di rispondere. Questa è la guerra, solo che ogni tanto bisogna ricordare cosa avviene in guerra. Oggi si tratta degli iracheni, ieri e domani potrebbe trattarsi dei nostri figli.
Il disprezzo che ho verso le forze militari, animali che con la forza e la disperazione stuprano donne imprigionate, è elevatissimo. Pensate siano solo pochi casi? Vi sbagliate! Pensate che solo gli americani facciano così? Anche gli italiani potrebbero averlo fatto!
1, 10, 1000 Nassirya! Per renderci conto di cosa lo Stato italiano è complice!
Anche se in ritardo è una notizia preoccupante:
di Emanuele Giordana e Tiziana Guerrisi
Una domenica come un’altra un uomo di 44 anni viene trovato morto nel carcere di Perugia. C’è stato trasferito due notti prima, venerdì 12 ottobre, dopo che la polizia lo ha arrestato con la sua compagna. Gli avrebbero trovato in casa, la famiglia di Aldo Bianzino abita nella campagna di Città di Castello, una piccola piantagione con diversi fusti di marijuana.
I due vengono trasferiti a Perugia e da lì al carcere. Sabato il legale d’ufficio incontra Aldo alle 14 e riferisce a Roberta, la compagna, che Bianzino sta bene e si preoccupa per lei. Ma la mattina seguente Daniela, un’amica di famiglia, viene avvisata di correre la carcere in tutta fretta. "C’è un problema", le dicono. Il problema è che Aldo non respira più e Roberta, in evidente stato di choc, non ha nemmeno potuto vedere il suo corpo.
Le indagini autoptiche (ancora in corso) cominciano a confermare, qualche giorno dopo, quel che tutti già pensano nella piccola comunità di amici di Aldo e Roberta. Le voci raccolte dalla stampa locale parlano di lesioni massive al cervello e all’addome, forse, un paio di costole rotte anche se all’esterno il corpo di Aldo non evidenzierebbe ematomi o contusioni. Ce n’è abbastanza però per far saltare la prima lettura del decesso, liquidato come un problema cardiaco.
La storia di Aldo Bianzino ha contorni dunque che è poco definire oscuri e la procura di Perugia ha deciso di aprire un’indagine sul decesso affidata nelle mani dello stesso pubblico ministero, il magistrato Giuseppe Petrazzini, titolare dell’inchiesta che aveva portato all’arresto di Aldo e di Roberta. Che sta aspettando i risultati definitivi dell’autopsia.
Tutto comincia dieci giorni fa. Aldo è nella sua casa di Capanne, una frazione di Pietralunga, poco distante da Città di Castello, quando uomini della squadra mobile della cittadina umbra perquisiscono giardino e casa e lo portano in carcere a Perugia con l’accusa di detenzione illegale di stupefacenti. Accuse pesanti: nella conferenza stampa delle forze dell’ordine si parla di 110 piantine di hashish, una metà in giardino e una parte già raccolta, insieme a 15 involucri contenenti erba. Rivelazioni che lasciano increduli quanti conoscevano Aldo da tempo e che non ritengono possibile che l’uomo coltivasse hashish per poi rivenderlo.
Bianzino avrebbe dovuto incontrare il gip che segue le indagini il lunedì successivo per la conferma dell’arresto. Ma all’appuntamento col gip non arriva. E non è chiaro se in cella fosse solo o in compagnia di un altro detenuto. "Ufficialmente era solo - dice l’avvocato incaricato dalla famiglia Massimo Zaganelli - perché la procedura richiede l’isolamento prima dell’incontro col gip".
Sulla salute dei due indagati al momento dell’arresto Zaganelli non ha dubbi: "Furono portati in carcere in perfetta salute e durante il viaggio non fu torto loro un capello". I dubbi iniziano dopo: "Per quel che sappiamo il decesso è riconducibile a un trauma ma non a un trauma accidentale" che rimanda quindi "alla responsabilità di terzi". L’avvocato resta prudente: "Non è bene in questi casi fare due più due quattro e abbiamo piena fiducia nella magistratura che, ne siamo certi, sta facendo il suo lavoro".
Lavoro intanto che aspetta i risultati definitivi delle prove autoptiche sulla materia cerebrale di Aldo: l’entità cioè del trauma al cervello. La famiglia non potrà rivedere il corpo di Aldo prima di fine settimana. Il mistero per giorni è rimasto confinato nelle cronache locali dei pochi giornali che, come la Nazione, hanno provato a ricostruire la storia di Bianzino.
E sono molti gli interrogativi al momento senza risposta considerando che, dal giorno della conferenza stampa della polizia, non sono state rilasciate dichiarazioni ufficiali e ancora resta ancora da chiarire se, al momento della morte, Bianzino fosse solo nella cella dove è stato trovato. Nella frazione di Pietralunga il clima è sempre più teso e il dolore degli amici si mischia allo sgomento della famiglia che resta ancora in attesa di potere vedere la salma.
Nel frattempo amici e parenti si stanno adoperando per assicurare a Aldo una cerimonia funebre che però non ha ancora una data certa. Ma la notizia è circolata rapidamente tra gli amici di Aldo, molti dei quali vicini all’esperienza spirituale maturata da Bianzino attraverso la filosofia indiana e una lunga frequentazione con una comunità allargata di amici incontrata nel suo percorso interiore.
Un aiuto gradito visto che sono molte le persone vicine a Roberta a lamentare una scarsa solidarietà in paese, forse anche per le abitudini diverse di un uomo che da tempi aveva scelto una vita appartata e basata sulla meditazione. I radicali e gli anti proibizionisti locali però si sono già mossi. E così il sindaco di Pietralunga Luca Sborzacchi. E del caso si sta occupando anche l’osservatorio che fa capo a Heidi Giuliani
VERITA' PER ALDO!!!
Links:
Esiste una cosa che odio più degli attuali Prodi, Berlusconi, D'Alema e Fini. Questi personaggi misteriosi si nascondono tra tutti noi, li vediamo la mattina quando andiamo al lavoro, ci prendiamo un caffè insieme a loro, mangiamo con loro. Questi strani individui fanno parte di quella categoria chiamata "scimmie nonvedo-nonsento-nonparlo".
Questi elementi sono più pericolosi di un qualsiasi leghista. Il leghista (o il fascista) lo vedi, parla sempre degli immigrati ingrati che sono alla conquista del paese, inneggiando alla superiorità della polenta rispetto al cuscus. E' un nemico che riesci a individuare, ad odiare. Per quanto sia stupida e basilare la sua propaganda politica sai da che parte è schierato.
Le scimmie "nonvedo-nonsento-nonparlo" non si interessano di politica, non hanno voglia di mettercisi o, hanno la cultura del menefreghismo impartita tanto bene da mamma tv. Queste persone hanno idee, idee giuste e idee sbagliate. A volte fanno ragionamenti che portano al razzismo, a volte si lasciano cullare dagli opinionisti onnipresenti su canale 5 e a volte si scopre che sono gran genii.
Quando si inizia un discorso con queste persone, si tende a ricevere una risposta pacata e leggera o peggio ancora una "non risposta" che si traduce in luogo comune o battuta. Un esempio? Provate a parlare a questa gente dei parlamentari, vi diranno quasi sempre: <sono tutti uguali, pensano solo a rubare!>, con zero foga e un bel sorriso sulla faccia. Peggio ancora quelli che si mettono a imitare il personaggio politico preferito che sia Prodi o chicchessia quando si sta parlando di lui.
Spesso e volentieri questi animaleschi esseri viaggiano in gruppo, li trovi a festicciole, in università, alla mensa... Caratteristica del movimento in branco è la loro perfetta coesione in caso di pericolo. Se si inizia un discorso politico, questo verrà deviato immediatamente o nel giro di 2 minuti su cazzate come il calcio.
Ognuno è libero di dire quello che vuole e di pensarla come vuole. Già, ma il silenzio uccide. Il silenzio logora la società e in men che non si dica ci siamo ritrovati in uno stato cattofascista, razzista e precario (per alcuni). Che la colpa sia di queste persone è ovvia. Queste persone spesso e volentieri sono intelligenti, capiscono quando gli si pone di fronte un problema e hanno la fermezza di risolverlo nel migliore dei modi cui ci si possa immaginare.
Zitti, silenziosi, in un angolo. Tutto tace, nessuno parla, nessuno sente. E il padrone mangia e noi moriamo di fame. In un Italia sempre più ignorantizzata dai media è difficile aspettarsi lo sbocciare di una classe cosciente, mossa dalla rabbia verso chi da sempre sfrutta il nostro lavoro per guadagnare soldi. Non è una situzione di adesso, è da almeno 30 anni (fate i conti voi se anche i vostri genitori son colpevoli) che nessuno alza più un pugno e tutti lo seguono. Oggi, è peggiorata ancora, con un elettorato che vota per il centri, un'Italia nel silenzio della propria casa e del proprio giardino.
Bisogna fare qualcosa e sopratutto .... PARLARE!!!
Dare la morte a questi sarebbe troppo poco.
Bergamo 2007: dopo la Uno Bianca, la Panda Nera ·
I raid dei carabinieri anti-immigrati
In 21 ogni venerdì sera davano vita a pestaggi contro extracomunitari
(dal “Corriere della Sera”)BERGAMO — La chiamavano la «caccia grossa» con la Panda nera. Carabinieri e vigili urbani usavano un’auto con una targa rubata e, secondo l’accusa, ogni venerdì sera davano vita a raid punitivi contro extracomunitari. Prima il briefing in caserma a Calcio, nella Bergamasca, poi via. Ma su quella Panda c’era una microspia. E ora le conversazioni concitate, i pestaggi degli stranieri, le urla durante perquisizioni «dure» a caccia di droga (che talvolta spariva con denaro e cellulari dei fermati) sono finite in un dossier della Procura. Il gruppo aveva scelto il venerdì probabilmente per poter apparire sui giornali della domenica. Perché il giorno dopo, ai cronisti, raccontavano di arresti e di «brillanti operazioni antidroga». Solo dopo sono emersi i metodi usati. Una «banda » — così la definiscono gli inquirenti — di 21 persone (una dozzina i carabinieri), cinque delle quali accusate di associazione per delinquere. Qualcuno è ancora ai domiciliari, altri sono stati sospesi, altri ancora trasferiti. Eppure sono stati rimpianti dagli abitanti di Calcio: poco dopo gli arresti dello scorso luglio, sono comparse scritte del tipo: «Rivogliamo i nostri carabinieri», «Deidda sindaco» e via così. Ora, a sei mesi dagli arresti, arrivano le prime richieste di patteggiamento: un carabiniere di Calcio, Danilo D’Alessandro (1 anno e 8 mesi) e un vigile di Cortenuova, Andrea Merisio (3 anni).
[...]
L'articolo prosegue con dei dialoghi fatti dal gruppetto fascista nei confronti degli immigrati. Parlano di pestati che"sputavano i denti". Parlano di droga confiscata agli spacciatori e mai rinvenuta. Raid fascisti sotto i nostri occhi, sotto l'egida della lega nord. Vergogna per tutti gli abitanti di Calcio che sostengono queste azioni fasciste.
Chiedere la fucilazione per questi fascisti è poco! Spero che qualcuno li faccia penzolare come il loro DUCE DI MERDA!!!
E' facile dar la colpa ai politici quando piove. Grillo insegna bene, tutta colpa di Prodi, di Visco, di Berlusconi, di Mastella... troppo facile. Un po come sparare sulla croce rossa. Ma vediamo chi sono i veri responsabili del declino in Italia. La chiesa! penserete voi, e in realtà vi rispondo: non solo.
La vera colpa del declino del paese è da affliggere a quella casta di persone chiamata "imprenditori". Gli imprenditori chissà perchè si lamentano sempre dei soldi che mancano, e spesso e volentieri lo fanno mentre disattivano l'allarme di una delle loro mercedes classe S da 100'000 euri. Insomma, la gente spesso mi dice, è giusto che abbiano i soldi, se li sono guadagnati costruendo un'azienda, faticando all'inizio per poi avere dei vantaggi alla fine. Che brava gente, e pensare invece che mio papà si è fatto un culo grosso COSI' lavorando e spaccandosi la schiena 16 ore al giorno tra un lavoro e l'altro senza mai fermarsi. Unica concessione della sua vita una ford focus da 15'000 euri e qualche viaggetto alla buona per l'europa (ma neanche tanti). Insomma centellinare per mangiare a fine mese per un operaio sarebbe più o meno non sapere se potersi permettere un cheyenne nuovo ad un imprenditore a fine mese sempre anche lui.
L'errore fondamentale che si commette è quello di associare a imprenditore <-> azienda dove <-> indica il rapporto di appartenenza. Si, è vero, l'azienda appartiene all'imprenditore e se l'azienda fallisce per colpa dell'imprenditore quest'ultimo sarà l'unico a pagarne le conseguenze... o no..?
L'azienda non è l'imprenditore, l'azienda sono gli operai, l'imprenditore è colui che la avvia ma non deve avere così tanti privilegi rispetto a chi l'ha fatta nascere e la fa andare avanti sporcandosi e rovinandosi la vita e la salute per un misero salario che non permette di arrivare a fine mese. Li avete visti gli imprenditori di oggi:
Altri nomi non si sanno, si nascondono dalle telecamere per non essere ripresi. Hanno paura di noi, del popolo, dei lavoratori veri. Nel momento stesso che alcuni di questi finiscono al governo o (come si è visto per le coop) "amici" di questi finiscono al governo si sa già lo Stato chi favorirà.
(presidente di confindustria ndr)
Senza imprenditori staremmo tutti bene, tutti uguali, tutti pari. Dobbiamo unirci e partendo dal basso stanarli uno a uno e fargliela pagare. Siamo capaci di gestire le nostre fabbriche da soli, senza i ricconi nullafacenti che perdono intere giornate a cercar di vendere ombrelli nel deserto.
Mi fermo qui se no divento offensivo....